Aforisma

Con la pandemia possono morire tante persone, ma il problema non è nella quantità.

Il problema è che muoiono uno alla volta e ognuno di loro è qualcuno. Ciò che, annunciare una morte dandone una cifra, non fa che nascondere.

Ne sono morti un tot, ma chi sono o, almeno, chi erano ?

La fredda somma sembra rispondere: nessuno in particolare !

Per quelli che sanno chi sono i morti perchè li conoscono di persona, tanti morti sono una tragedia, ma per tutti gli altri che non lo sanno è solo un numero che indica il rischio statistico (basso) di non sopravvivere.

Questo per le singole persone e per la specie.

E per l’Umanità ?

L’Umanità è piu della somma degli appartenenti alla specie homo sapiens che sopravvivono e delle persone che vivono le loro storie particolari. Ed è per questo che , di fronte alla conta dei morti, all’Umanità non basterà ridurre il rischio biologico di sopravvivenza di tutti nè difendere la storia particolare di ciascuno. L’Umanità cercherà sì rimedi per ridurre la quantità assoluta dei morti; si chiederà sì chi sono i morti per non dimenticarli ; ma anche che senso di verità universale hanno dato e bisogna ancora dare alla loro vita e alla loro morte per trarne lezione guardando l’avvenire.

In sostanza l’Umanità non potrà elaborare il lutto di tutte queste morti, anonime o personali che siano, senza trarne significati e verità che contribuiscano a costruire il futuro di coloro che restano.

Francesco Campione

Aforisma

Tutto il bene, cioè la felicità, è il desiderio autentico della vita,

ma non può essere il suo scopo.

Perchè il desiderio della perfezione (la felicità di tutto il bene) che la rende infinita,

può essere solo lo sfondo di ogni scopo,

che è necessariamente da perseguire nel tempo vissuto ed è quindi finito.

Francesco Campione

Aforisma

L’alleanza tra efficientismo e contemplazione:

Finisci in fretta e bene quel che hai da finire in modo da poterti dedicare ,con tutto il tempo, a ciò che non può finire e si può solo desiderare.

Francesco Campione

Ospitare i parassiti

Come parti definite di un tutto infinito, gli esseri ( viventi e non viventi) si influenzano a vicenda, sono interdipendenti e continuamente si uniscono e si separano.

Anche ogni singolo essere è una totalità parziale con varie parti più o meno unite o più o meno separate.

Quando due esseri del tutto o due parti di un singolo essere si uniscono con vantaggio reciproco e senza reciproco danno , si può dire che si ospitano.

Quando invece si uniscono con il vantaggio di uno dei due, si può dire che si parassitano.

Se prevale l’ospitalità c’è armonia e pace, se prevale il parassitismo c’è discordia e guerra.

Nell’interdipendenza ogni essere ha il suo destino e alterna senza possibilità di preferenza o di scelta fasi di ospitalità e fasi di parassitismo.

Solo l’uomo è consapevole di tutto ciò, preferisce armonia e pace e sceglie questa via cercando di favorirla ma ci riesce solo quando di fronte agli altri esseri l’ospitalità prevale sul parassitismo.

E quindi continuamente non ci riesce, come mostra l’osservazione comune che ogni essere, vivente e non vivente,è pieno di parassiti.

Se ci riferiamo all’uomo ci sono tre tipi di parassiti: i parassiti inevitabili, i parassiti inaspettati e i parassiti obbligati.

I parassiti inevitabili sono le parti di noi che non servono più a niente e restano separate dalla nostra totalità.

Parassiti inevitabili sono ad esempio per le nostre cellule i virus che la cellula stessa produce e che sono frammenti di DNA o di RNA del nucleo che si sono staccati per qualche reazione chimica imperfetta e ora stazionano senza scopo nella cellula.

I parassiti inaspettati sono gli esseri (animati e inanimati) che per qualche buona ragione abbiamo ospitato e non ci abbandonano più anche quando non ci sarebbe più ragione di restare uniti. Sono, ad esempio gli antigeni che servono a produrre gli anticorpi, i germi che servono a combattere altri germi , etc..

I parassiti obbligati sono gli esseri che abbiamo ospitato senza saperlo e ci siamo accorti di loro dopo che erano entrati. Sono i germi benefici o patogeni che ci invadono eludendo le nostre difese.

Tutti i parassiti hanno in comune il fatto che se non riusciamo a trasformarli in ospiti ci danneggiano.Per trasformarli in ospiti bisogna dare ai parassiti un senso e un’utilità.

Il senso e l’utilità dei parassiti inevitabili possono derivare dalla consapevolezza che li abbiamo prodotti noi, che sono parti di noi.

Il senso e l’utilità dei parassiti inaspettati possono derivare dalla consapevolezza che siamo anche noi responsabili del loro parassitismo per averli inconsapevolmente o imprudentemente ospitati.

Il senso e l’utilità dei parassiti obbligati possono derivare dalla consapevolezza che non siamo interdipendenti solo rispetto agli esseri che conosciamo e controlliamo ma anche rispetto a quelli di cui non sappiamo niente e che non controlliamo.

Francesco Campione

Aforisma

Chi rifiuta un dolore o una sofferenza insuperabili e non si uccide (suicidio o suicidio assistito) ha ancora l’alternativa dell’eutanasia, cioè di farsi uccidere a fin di bene.

Ci sono due tipi di eutanasia:

l’eutanasia del corpo che sottrae al dolore soggettivo il luogo oggettivo della sua sensazione;

l’eutanasia della coscienza (dalla distrazione alla sedazione profonda) che sottrae al dolore la possibilità della percezione soggettiva.

Con l’eutanasia del corpo ci si fa uccidere per ridursi a cadavere cioè a corpo senza sensazioni, con l’eutanasia della coscienza ci si fa uccidere per ridursi a corpo senza coscienza soggettiva di ciò che lo colpisce.

Sia che il dolore scompaia perchè non esiste più la materia senziente dell’organismo, sia che scompaia perchè l’organismo sente ancora ma non ne è più consapevole esso resta insuperabile come prima: solo non si sente più o perchè non c’è più niente che ne venga colpito (il corpo) o è sospesa la possibilità della percezione cosciente del corpo (la coscienza).

Nessun cadavere può avere dolori, nessun corpo senza coscienza può essere, più o meno dolorante.

Ma tutto parte dal rifiuto soggettivo del dolore insuperabile cioè dal modo personale di esserne coscienti.

Cosa accadrebbe (e cosa accade nei rari casi in cui avviene) se si prendesse coscienza che è vano rifiutare qualcosa di insuperabile?

Cosa accadrebbe, in altri termini, se il dolore insuperabile, invece di essere rifiutato venisse accettato ?

E cosa accadrebbe se il dolore insuperabile, invece di essere rifiutato venisse sopportato ?

Francesco Campione

Aforisma

Quando qualcosa ti manca e ti fa star male , diventa un bene assoluto e ti dimentichi di chiederti se contiene qualcosa di male.

Se stai per morire (o lo temi) in una rianimazione, ti mancano i tuoi cari e non consideri che se fossero con te potebbero essere sconvolti per ciò che ti sta accadendo.

Se non puoi accompagnare nel morire i tuoi genitori o i tuoi nonni ricoverati per il coronavirus in una rianimazione, ti dimentichi che le altre volte in cui hai potuto accompagnarli nel rischio di morte non sei riuscito a dominare i tuoi sentimenti: la paura della morte non ti ha fatto riposare, l’angoscia dell’impotenza e del nulla ti hanno profondamente umiliato e il desiderio di una morte pietosa per interrompere la sofferenza hanno indebolito il desiderio di vivere dei tuoi cari e il tuo.

L’esperienza lo rammenta: quando si colma una mancanza non si colmano tutte le mancanze e oltre al bene mancante si vivono anche i suoi limiti, cioè “il male” che ogni bene particolare porta con sè.

Il vero bene, quindi, il bene assoluto, non consiste nel superamento delle mancanze ma nel desiderio puro di qualcosa di perfetto che non può mancare perchè ancora sempre da incontrare.

Tornando agli esempi fatti, è nel desiderare che ai cari vada tutto bene anche in nostra assenza che sta il bene assoluto: non basta il bene particolare e limitato di ciò che possiamo fare l’uno per l’altro, dato che potrebbe portare con sè la fine di una mancanza e l’apparire di altre mancanze.

Se ci riferiamo alla morte, ci possiamo allora chiedere: accompagnando i cari nel morire la paura , l’angoscia e il desiderio della morte diminuiranno o aumenteranno in presenza della morte, cioè dopo che avremo soddisfatto il bisogno giusto e legittimo di accompagnarli nel morire ?

Se paura, angoscia e desiderio di morte aumentano nell’accompagnare i cari nel morire e li vogliamo accompagnare ugualmente, possiamo dire di sapere vivere questo loro morire e anche il nostro, senza l’illusione che basti la nostra presenza al loro capezzale per vincere la morte.

Francesco Campione

Aforisma

Chi usa la morte per sfuggire all’infelicità e al dolore si serve dell’unico potere che le appartiene: escudere il futuro individuale delle possibilità esistenziali.

Restano il passato del già vissuto individuale (beni e mali della vita) e il futuro del non ancora vissuto degli altri viventi , rispettivamente: attraverso il ricordo ; attraverso il “qui e ora” che prima o dopo arriverà per loro.

Ne consegue che il suicidio e l’eutanasia escludono dalla vita solo la dimensione del “per sè” ma non intaccano quella del “per altri”.

Se siamo tutti, noi umani, oltre che esseri “in sè” anche e soprattutto esseri “per sè” e “per altri” , suicidio ed eutanasia pagano un prezzo di profonda alienazione (l’alienazione del “per altri”) che li rende “soluzioni” insufficienti dell’infelicità e del dolore che meriterebbero di essere superate.

“Ma come ” chiederà l’eterno scettico in ciascuno di noi , il quale , seguendo il filosofo antico Pirrone, penserà che stando così le cose non c’è differenza tra vita e morte se di fronte al male della vita l’unica possibilità è togliersela, senza poterci riuscire perchè se ne può uccidere e annullare solo una parte (il “per sè”).

Francesco Campione

Aforismi

1.Amicus Plato sed magis amica veritas.

Ma che dire di coloro che non sanno rispettare nè Platone, nè gli amici ,nè, tantomeno, la verità ?

2. Ci si divide inutilmente in ottimisti e pessimisti perchè si può vedere da due lati il bicchiere della vita pieno a metà.

In realtà il bicchiere è sempre troppo pieno per tutto ciò che la vita continuamente ci versa dentro.

3. Se all’infinito tutto si risolve, il Bene è l’Infinito e niente sfugge al Bene, nemmeno il Male.

Francesco Campione

Aforisma

L’essere è sempre l’essere imperfetto di qualcosa o di qualcuno.

Voler essere perfetti, voler essere tutto,

equivale a voler morire,

cioè a non essere più qualcosa o qualcuno.

Francesco Campione